Pastorale Giovanile 2018

Testimonianza

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.»

Eccovi la testimonianza ascoltata domenica 22 aprile alla s. Messa in occasione della giornata per le vocazioni.

Caro amico, Penso che il termine «trepidante» possa essere quello che meglio riassume la mia esperienza vocazionale. Come ben sai, il termine è ambivalente: infatti, se da un lato può significare «tremare per timore», dall’altro può voler dire «sentire amore intenso». Proprio il mio cuore è stato la «cartina di tornasole» che mi ha guidato al viaggio, e alla scelta, che sto per intraprendere. Mi è stata donata tanta bellezza: una famiglia bella nella quale ho imparato cosa significa voler bene concretamente e in cui mi sono sempre sentito (e mi sento!) profondamente amato,amici belli che mi hanno aiutato a crescere e a capire che cosa conta e vale per davvero e, infine, una bella comunità che mi ha fatto sperimentare che cosa significa essere contenti per davvero.

E’ un po’ colpa del mio oratorio (e soprattutto degli oratoriani di oggi e di ieri…) se dentro di me è maturata questa scelta vocazionale, sai? Proprio nel mio Oratorio ho sperimentato la bellezza dell’«amore che non dice mai basta» verso tutti… e questo mi ha contagiato irreparabilmente! Individuato l’obiettivo, «voglio amare così», e il perché, «provo una felicità diversa e più grande rispetto a tutte le altre», rimaneva da trovare il come. È per questo che sono rimasto in oratorio tutti questi anni e non, come potrebbe pensare qualcuno, perché “lo si vedeva/ l’avevo detto io/ lo sapevo che a ventiquattro anni stava in oratorio perché doveva andare a fare il prete!” (quasi per giustificarsi o giustificare qualcun altro che ha percorso strade diverse…). Così, negli anni dell’Università, ho iniziato a prendere sul serio il mio futuro. Come sai, questo tipo di amore si può concretizzare in diversi modi: nell’amare un’altra persona nella vita coniugale,attraverso l’impegno operoso nella propria professione o… … e qui il mio cuore iniziava a battere di timore.

Signore, non mi starai chiamando a consacrarmi a te? Perché mi chiedi così tanto… tutto? Perché devo essere diverso dagli altri? Perché proprio io? Perché una via così radicale?

Insomma, più sentivo emergere dentro di me questa «chiamata», più la mia umanità si ribellava: il Signore proprio non poteva chiedermi questo. Però, proprio il mio cuore, palpitante per il timore, è stato il luogo in cui il Signore ha continuato a parlarmi e a guidarmi con pazienza. Malgrado la possibilità di avere legami affettivi belli e seri con delle ragazze mi sono sempre sentito fatto per qualcosa di altro, di diverso, al punto che mi sembrava che il mio cuore fosse come “sottopotenziato” in un legame a due. Nonostante la bellezza dell’amore di coppia testimoniato dai miei genitori, mi sentivo fatto per qualcosa di diverso, di «di più». Accantonato per un momento l’aspetto affettivo, c’era anche quello professionale da prendere in considerazione! Con la mia laurea potevo spendermi per gli altri attraverso la mia professione, magari proprio quella del magistrato che più di tutte le altre mi affascinava. Ecco, allora, la scelta di fare un’esperienza di tirocinio in Tribunale a Milano nell’ufficio tutele: proprio laddove ci si occupa di proteggere le fasce deboli della società (malati, anziani, persone non autosufficienti). Ho visto «il bello» della professione grazie al mio magistrato tutor che è stato per me esempio di dedizione, professionalità e che mi ha aiutato a capire cosa significa «fare Giustizia» (quella con la «G» maiuscola però!). Pur affascinandomi, non mi bastava…continuava a risuonare dentro di me la frase «là dov’è il tuo cuore, sarà anche il tuo tesoro.» Ancora una voltami sentivo fatto per altro, per un “di più”.  Insomma: nonostante TUTTE le possibilità (di legami, di carriera, di capacità) mi sono detto «che bello sarebbe se il mio servizio, piccolo e parziale, potesse diventare la totalità di me: questo sì che mi farebbe davvero contento, questo sì che varrebbe una giovinezza, una vita!»

In maniera misteriosa (no! no! niente luci dal cielo, cadute da cavallo o lettere raccomandate dal cielo), quasi come se l’ultimo ingranaggio di un orologio avesse trovato il suo posto, ho capito che il Signore mi stava quasi come tenendomi per la testa e, tenendo fisso lo sguardo su di me, mi stesse dicendo: «ti fidi davvero di me? Sì o no, scegli.» Davanti a tutti questi segni, con tutte le mie paure e le mie fragilità, ho scelto d’intraprendere il percorso offerto dal Seminario per verificare se davvero è questo il disegno bello, la «vocazione», che il Signore ha preparato per me. Non ti nascondo la fatica di prendere in mano la mia vita, di scegliere, di lasciare i miei genitori, i miei amici, i miei ragazzi, la mia comunità eppure, in questi giorni, quello stesso cuore, che palpitava di timore, sta ardendo di gratitudine e di amore. Il progetto educativo del mio Oratorio dice che «un Oratorio ha veramente realizzato la propria funzionalità e si è veramente cresciuti in Oratorio solo quando un giovane ne esce avendo scelto, in modo consapevole e motivato, la propria collocazione nella Chiesa e nel mondo!»: che bello poter concludere il proprio servizio educativo in mezzo ai giovani della mia comunità come testimone concreto del bene ricevuto dal mio Oratorio che, nei miei confronti, ormai aveva esaurito la sua funzione.

Prima di salutarti, voglio augurarti due cose. Il Signore ti doni un cuore inquieto che ti permetta di non rimanere indifferente (e quanto male mi ha fatto l’indifferenza di alcuni in questi anni!) davanti ai segni che il Signore semina sul tuo cammino. Spero che non ti lasci indifferente il desiderio di un giovane (con tutti i suoi limiti e punti di forza) di dedicare la propria giovinezza, la propria vita, al Signore nel dono totale agli altri di sé e che ti provochi a riflettere su che cos’è la fede e che valore ha nella tua vita di tutti i giorni.

Il Signore ti aiuti poi a capire che la mia scelta non è altro che il mio personalissimo checkpoint raggiunto solo grazie ai tanti anni passati in «quel tempo, luogo e occasione» che mi ha insegnato «che Grandi lo si diventa fin da piccoli» e cosa significa «vivere e non vivacchiare» nel quotidiano della vita fatta di gioie, momenti belli ma anche di cuori sanguinanti a causa delle incomprensioni, dolori e delusioni.

Con un senso di gratitudine profondo, ti saluto con affetto.

Francesco, seminarista a Bellusco

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *